Dedicato a tutte le donne brutali: The Stars are Legion

To all the brutal women: una dedica del genere può stupire solo il lettore che non conosca vita e opere di Kameron Hurley, una voce in ascesa della SFF statunitense contemporanea che con The Stars are Legion, il suo ultimo romanzo fresco di stampa, sembra aver raggiunto un nuovo traguardo di una carriera davvero mai facile.

Certo la Hurley non è una novellina, dato che dal 1998 è editorialista in pianta stabile della prestigiosa testata Locus e i suoi lavori sono di recente finiti in un’antologia il cui titolo è già tutto un programma: The Geek Feminist Revolution. La rivoluzione però ha cominciato davvero a scriverla nel 2010, quando ha dato il via a una carriera da scrittrice di romanzi e inevitabili trilogie, sia in campo fantastico che fantascientifico. II suo esordio in forma lunga con God’s War, primo volume della trilogia Bel Dame Apocrypha, ha rischiato di essere il suo epitaffio, ma Hurley è stata tra le poche penne a sfuggire alla mattanza di giovani talenti che il collasso della casa editrice di genere Nightshade ha provocato.

Per la sua seconda trilogia The Worldbreaker Saga, stavolta di stampo fantastico, è passata alla scuderia di Angry Robot, che si mormora non sia in condizioni migliori: in attesa dell’ultimo volume (che probabilmente beneficerà del buon passaparola del romanzo autoconclusivo di cui vi parlo oggi) c’è da tenere insomma le dita incrociate.

Con The Stars are Legion, terzo corpus importante della sua carriera, Hurley approda alla terza casa editrice indipendente, Saga Press, con un’idea che le frulla per la testa da tempo ma si chiede se sia possibile portare in libreria senza scatenare un putiferio: quella di una legione di pianeti abitati esclusivamente da donne. Le derivazioni sexy e lesbochic alla Barbarella che un presupposto del genere solleticano nella fantasia del lettore Kameron Hurley le ha anche sublimate in una sorta di copertina alternativa con tanto di honest title: Lesbians in Space!

Non nuova ad eroine toste e sessualmente intraprendenti, in una vetta di ironica genialità Hurley si è fatta stampare delle locandine e ha fatto realizzare una sovracopertina alternativa per il romanzo, tanto che ormai è non raro sentirlo citare dagli appassionati proprio con quel titolo intrigante.

Se Hurley si può permettere di giocare pesante su sexy aliene che limonano felici sullo sfondo di paesaggi stellari è perché la sua nomea di scrittrice grimdark e senza compromessi la precede e non consente di farsi illusioni in merito alla galassia di pianeti dove è ambientata la vicenda. In questa distesa infinita di pianeti nota come legione, le due famiglie delle Katarzyrna e delle Bhavaja si fronteggiano in una guerra millenaria, nonostante ogni luogo abitabile intorno a loro stia morendo, consumato da un misterioso morbo.

Niente sexy aliene quindi, solo un universo in cui il genere y non c’è e con esso è sparita anche la distinzione tra maschile e femminile. La partenogenesi è quindi la prassi e si estende non solo alle neonate, ma anche ai componenti di ricambio per le astronavi e, per alcune donne, al parto di nuovi pianeti.
La legione è infatti un world building d’impressionante bellezza e brutalità, che riporta in auge estetica ed etica di quella biomeccanica tanto cara al celeberrimo artista H. G. Giger.

Le lesbiche di Hurley sono in realtà simbionti e parassiti di pianeti organici e semi-senzienti di cui sono al contempo regnanti e prigioniere: una credenza vuole che siano i pianeti stessi a indurre il parto dei pezzi di ricambio necessari e mostruosità varie, esistono poi miti ancora più oscuri riguardo al mostro riciclatore che ne abita i recessi più oscuri di ogni pianeta e che provvede a riciclare tutto il materiale organico, vivo o morto, che viene spedito nei bassi livelli.

Un esempio dell’estetica biomeccanica di H. G. Giger.

Da quelle profondità oscure Zan è tornata di recente, senza alcuna memoria e con un’unica missione: tentare l’assalto a Mokshi, l’unico pianeta della Legione in grado di staccarsi dal sole attorno a cui l’intero sistema orbita. Le persone intorno a lei le assicurano che ha già tentato decine e decine di volte di conquistare il pianeta abbandonato e parzialmente danneggiato per volere di Anat, la terribile sovrana di Katarzyna che la rispedirà al riciclo se dovesse di nuovo fallire.

Al suo fianco Zan trova Jayd, una sorella che lei sa d’istinto essere in realtà sua amante e sua ragione di vita e disperazione. Intuisce di far parte di un piano ideato con lei e poi dimenticato, che richiede la conquista da parte di Zan di Mokshi e lo sposalizio di Jayd con Rasida, la sovrana di Bhavaja, l’unica in grado di generare un nuovo pianeta nella Legione.

Il piano per salvare Katharzyna e riportare la pace fallisce spettacolarmente e catapulta le due protagoniste in uno scenario orrorifico e gore degno del Cronenberg più carnale. Zan si ritroverà di nuovo nei recessi del pianeta a fronteggiare il mostro riciclatore (in un capitolo 14 così splatter e tarantiniano da diventare memorabile chiave di volta del libro) e una risalita verso la superficie attraverso livelli e popolazioni del tutto inconsapevoli della guerra in corso. La storyline di Zan diventa una quest odyssey, un meta-romanzo fantastico dentro il libro fantascientifico, dove ad ogni nuovo livello si aprono mondi d’inquietante bellezza e pericolose derive horror, spesso abitati da donne con tante cicatrici e tanta energia quanto Zan e Jayd. Se il tempo per Zan pare dilatarsi all’infinito, la storyline contrapposta di Jayd è al contrario sempre al cardiopalma, prigioniera sia di Rasida (un villain spettacolare e carismatico) che della consapevolezza di essere persino attratta dalle perfida e calcolatrice sovrana di Bhavaja.

Capace di scavare le carni del mondo organico e delle protagoniste bad ass fino a rendere il suo world building una cicatrice nella memoria del lettore, The Stars are Legion è un’importante punto d’arrivo nella carriera di Kameron Hurley, che gestisce con maestria un’idea geniale con una ricchezza di trovate, scenari e twist diabolici tale da fare sentire anche il lettore in pericolo: se chiudiamo il romanzo, ritroveremo Zan e Jayd ancora vive al nostro ritorno?

Imprevedibile e traditore, il nuovo romanzo di Kameron Hurley prova che in uno scenario spesso stantio e popolato di vecchie idee riciclate fino alla noia, lei è in grado di tirar fuori qualcosa di nuovo, scavando nella carne viva delle sue protagoniste, fino a cavarci fuori personaggi davvero memorabili, come non accadeva su questo fronte dai tempi della traditrice Baru Cormorant. Peccato le manchi ancora la letterarietà necessaria a trasformare uno stile di scrittura completamente al servizio della storia nel valore aggiunto che possa rendere un romanzo davvero esaltante da leggere anche un sicuro titolo da ricordare nel tempo.



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