Un dettaglio della copertina di Camelot 3000

La copertina di Camelot 3000

La prosperità che ha graziato il mercato editoriale del fumetto (in ogni sua accezione, a partire dai manga fino a comics e produzioni autoctone) sta spingendo diversi editori a opere di recupero di storie classiche, ma fuori dal giro dei soliti longseller. Tra i più attivi in questo c’è sicuramente Panini che, forte dei diritti sullo sconfinato catalogo di Marvel e DC Comics, può soddisfare tutti i palati. Così, al fianco delle immancabili nuove edizioni dei soliti Watchmen o V per Vendetta, ogni mese spuntano piccole perle, come Camelot 3000 di Mike W. Barr e Brian Bolland. 

I motivi di interesse intorno a Camelot 3000 sono numerosi. Il primo, senza dubbio, riguarda il suo ruolo di capostipite nel direct market per DC Comcs. Fino agli inizi degli anni ’80, i fumetti negli Stati Uniti erano distribuiti nelle edicole o in alcuni negozi di articoli vari nei cosiddetti spinner rack, espositori di riviste girevoli. Questo tipo di distribuzione costringeva gli editori a sottoporre le loro storie all’approvazione dellla Comics Code Authority, un ente incaricato di passare al vaglio temi ed espressioni in ogni albo. Il passaggio al mercato diretto, dunque, avrebbe consentito alle big two USA non solo di aprirsi a un nuovo pubblico, ma anche di esplorare pubblicazioni slegate da vecchi canoni.

In casa DC, la prima maxi serie (novità per l’epoca) scelta per inaugurare la linea dedicata al direct marketing, il seme da cui nascerà poi la Vertigo, è appunto Camelot 3000, idea che il giovane sceneggiatore Mike W. Barr teneva in un cassetto da un po’. Ai disegni viene scelto Brian Bolland che al tempo si era messo in mostra in UK su Judge Dredd (e che qualche anno dopo disegnerà il fondamentale The Killing Joke su testi di Alan Moore). La trama di Camelot 3000 è una rielaborazione in chiave moderna dei miti arturiani. Nell’anno 3000 la Terra è invasa da una razza aliena che non intende fare prigionieri. Il fulcro dell’invasione è un Regno Unito ormai in ginocchio. 

In questo scenario, un giovane di nome Tom Prentice in fuga verso la Francia si imbatte nella tomba di Re Artù: attraverso l’intervento di Merlino, il giovane assiste alla resurrezione dell’eroe e lo affianca nella ricostruzione della sua tavola rotonda. La revisione in chiave moderna del mito è rispettosa, ma allo stesso tempo ironica e scanzonata. Qualche elemento non ha retto benissimo il passare del tempo (come il bacio forzato con cui Artù “risveglia” Ginevra), mentre altri risplendono di una modernità sorprendente: se fosse stato pubblicato oggi, Camelot 3000 con la sua tavola rotonda multietnica, una Ginevra padrona del suo destino e un cavaliere transgender sarebbe senza dubbio al centro di infinite polemiche. Barr ad ogni modo è bravissimo a incastonare questi aspetti nel contesto del racconto, senza forzature, accompagnandoli a sottili satire sulla politica UK, americana e internazionale. 

Il solo rimpianto riguarda i disegni di Bolland nei primi numeri, meno ricchi di dettagli e sfondi per rispettare le scadenze editoriali. Una volta però accettato il ritardo sulla tabella editoriale prevista, a Bolland viene dato il tempo di lavorare secondo i suoi standard e la seconda parte del volume è ricca di illustrazioni di notevoli impatto che ci restituiscono un Artù statuario e possente, impegnato in scene di combattimento dinamiche ed efficaci. Il volume cartonato Panini non è tra i più economici, ma Camelot 3000 rappresenta davvero un piccolo gioiello semi sconosciuto nonché uno dei capitoli meno noti della british invasion che porterà nel corso degli ’80 e ’90 numerosi autori britannici a confrontarsi con personaggi ed editori statunitensi. 

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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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