I Daft Punk hanno registrato meno dischi di quanto sembri. In 20 anni hanno pubblicato solo 4 LP, un disco dal vivo e una colonna sonora. Nonostante questo è difficile pensare a band più importanti nella storia della musica recente. Il loro suono ha cambiato la musica house, ispirato artisti dance e hip hop, Kanye West, Justice, M83, LCD Soundsystem. Come se non bastasse sono diventati icone della moda senza mai mostrare il loro volto. Random Access Memories, il loro nuovo disco, è l’evento musicale dell’anno. E nell’era dei leaks sfrenati, è quasi un miracolo che il duo francese sia riuscito a tenere segreto il disco quasi del tutto fino al momento in cui, tre giorni fa, è diventato disponibile gratuitamente per lo streaming su iTunes.

Random Access Memories è un disco molto diverso dal suo predecessore, Human After All: qui i Daft Punk hanno deciso di utilizzare quasi completamente strumenti e musicisti “veri”, alla ricerca di un suono classico e caldo, registrato con attenzione maniacale. Il risultato sono settanta minuti di musica che suonano in maniera straordinaria, ovvero come un disco di Michael Jackson prodotto da Quincy Jones, una delle tante ispirazioni nobili del disco. Sono suoni senza tempo, così come i collaboratori coinvolti nel progetto: Nile Rodgers, il chitarrista dei Chic, uno dei più prolifici autori di canzoni di successo degli ultimi quarant’anni; Giorgio Moroder, il padre dei sintetizzatori e dell’ItaloDisco; Paul Williams, cantante di successo negli anni ’70, famoso per il suo stile teatrale; e collaboratori più attuali, come Pharrel Williams, DJ Falcon, Todd Edwards, Julian Casablancas e Panda Bear. È l’equivalente discografico di un kolossal, il tipo di disco che non esce quasi mai oggi, perché costa un botto di soldi ed è fatto con calma e l’ambizione di restare.

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Il risultato è un capolavoro, un disco di grande ambizione che suona moderno e classico allo stesso tempo, molto difficile da incasellare in un solo genere. È più vicino a Discovery che a qualunque altro disco finora realizzato dal duo francese: è altrettanto sperimentale e grandioso, e ancora più riuscito. Descrivere il disco brano per brano non rende giustizia all’esperienza dell’ascolto: i Daft Punk hanno prodotto il disco facendo suonare a decine di musicisti ore di musica, dirigendo ognuno di loro per poi mettere assieme i pezzi, spesso lavorando per anni ad ognuno di loro. Il disco suona come un ottimo film, costruito alla perfezione sia dal punto di vista sonoro (le canzoni sono messe in sequenza con grande attenzione agli accordi sulle quali sono basate, e alla loro atmosfera), che dal punto di vista tematico. Nel brano finale del disco c’è una registrazione di Eugene Cerman, l’ultimo uomo ad aver lasciato la superficie lunare, simbolo del desiderio umano di trascendere, esplorare, andare oltre. Un desiderio sempre presente, ma che i Daft Punk sembrano vedere più vicino al passato che al presente. Random Access Memories è un’esplorazione del rapporto tra tecnologia e uomo, in maniera non dissimile da Tron Legacy (il film); e un disco che vuole riportare in auge l’idea di fare musica dove ogni pezzo ha peso, è lavorato fino ad essere perfetto, e diventa immortale.

La versione più bella di RAM è quella su vinile, come dimostrato dalla pubblicità andata online un paio di giorni fa. Ma i Daft Punk sono figli del CD, e non a caso il disco arriva esattamente a 74 minuti di durata. E quando la fine arriva, il suono di un corto circuito segnala la fine di qualcosa di importante: per quanto qui non ci sia una storia lineare, tutti i brani sono legati tra loro da un’idea precisa di musica, nata negli anni ’70, quando la disco e il soul dominavano la radio insieme al rock sinfonico e al pop elegante, quasi barocco. Questo album racconta quel tempo e lo trascende, interpretandone lo spirito, e va molto oltre il semplice omaggio. Oltre ad essere un disco che racconta un modo preciso di vedere il mondo, è una celebrazione di un tipo di musica che oggi è impossibile non considerare straordinaria.

Quello che i Daft Punk stanno facendo è molto moderno, e non sono i soli a farlo. La musica che fanno e la musica con cui sono cresciuti è stata per molto tempo considerata intrattenimento inconsistente. L’odio con cui la disco di Nile Rodgers è stata spazzata via dalla cultura popolare ha messo in secondo piano l’importanza di uno dei pochi generi musicali davvero capaci di distruggere i confini razziali e sociali del tempo, completamente. Nel mettere al centro della promozione di RAM personaggi come Rodgers, Moroder e Paul Williams i Daft Punk permettono a milioni di giovani e meno giovani di capire l’importanza della storia della musica recente, e l’impatto che questi artisti hanno avuto sulla cultura popolare. Anche la scelta di far debuttare il disco su iTunes in streaming gratuito, senza la possibilità di saltare di traccia in traccia, è parte dello stesso piano. RAM è fatto per essere ascoltato tutto in un colpo. Consapevoli della facilità del saltare da un brano all’altro nel mondo digitale, i robot chiedono di rallentare, prendere il tempo di essere portati con loro in un viaggio.

Random Access Memories e tutto quello che lo circonda (in particolare le interviste realizzate da Vice per The Creators Project) è un ottimo segno per chi dà importanza alla musica, e alla cultura in senso più ampio. Quando gli artisti decidono di trasmettere l’importanza di quello che fanno, i risultati possono essere spesso molto più forti di quelli che scaturiscono dagli studi di accademici e appassionati. Amir “Questlove” Thompson sta insegnando in scuole superiori la storia della musica popolare afroamericana, ne è archivista e protagonista, così come Martin Scorsese nel cinema americano e, in particolare, italoamericano; Quentin Tarantino organizza regolarmente dei festival per celebrare i suoi eroi cinematografici, e ha detto più volte di volersi dedicare esclusivamente alla storia del cinema una volta finita la sua carriera da regista e scrittore; Marc Maron nel suo podcast WTF sta mettendo a luce la storia della commedia americana facendo innamorare migliaia di nuovi fan. Random Access Memories è un atto d’amore verso la musica migliore degli ultimi quarant’anni, e un album straordinario, che è già parte di quella tradizione, da ascoltare in continuazione per ritrovare il gusto dell’ambizione.



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Emilio Bellu

Scrittore, cineasta, giornalista, fotografo, musicista e organizzatore di cose. In pratica è come Prince, solo leggermente più alto e sardo. Al momento è di base a Praga, Repubblica Ceca, tra le altre cose perché gli piace l'Europa.

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  • Articolo eccellente, emozionante.

  • Paolo

    Bravissimo

  • Adesso la peggio disco patinata iper prodotta anni 80 è “la musica migliore degli ultimi trent’anni”? Mamma mia, stiamo messi male.

    • Questo disco ha pochissimo a che vedere con gli anni ’80. È ancorato ai ’70 con forza, e la disco è solo una delle influenze.

      • Beh, la parte peggiore degli anni 70: la fine. Dai, su: sto disco ricorda alcune robe di Snoop Dogg, ma senza ironia.
        E’ talmente sbrodolone e riccardone, col culto del “bel suono” e i producer al di sopra di tutto (pure delle canzoni stesse), che mi pare proprio il classico progetto strambo e roboante che fanno i musicisti bolliti.

  • Mmm… Primo ascolto un po’ deludente, viste le premesse. Vediamo al secondo.

  • sara

    nice

  • 111

    хуй

  • иван

    великолепно