Eddie Brock è un giornalista serio e impegnato, felicemente fidanzato con la brillante avvocatessa Anne Weying. Un giorno gli viene affidata un’importante intervista al misterioso magnate Carlton Drake, giovanissimo genio a capo di una multinazionale che opera nel settore farmaceutico e missilistico, che finisce male: licenziato per aver fatto una domanda di troppo al miliardario, Brock perde lavoro e ragazza. Un giorno viene però avvicinato da una scienziata che lavora per Drake e scopre che il “filantropo” ha trovato nello spazio degli alieni, chiamati simbonti, che devono unirsi ad un corpo terrestre per sopravvivere: uno di questi, Venom, si impossessa del corpo di Brock, che deve quindi iniziare a convivere con questo parassita…

Mettiamola così: Venom sta a Infinity War come un cinepanettone natalizio sta a Quarto Potere. Ma potremmo sostituire Infinity War con un qualsiasi titolo Marvel, anche quelli meno riusciti e forse persino qualcuno tra gli obbrobri made in DC/Warner. Venom, per povertà di contenuti e includente resa finale se la gioca alla pari con il pessimo remake dei Fantastici Quattro.

Finisce malissimo il tentativo da parte di Sony di smarcarsi dal Marvel Cinematic Universe (Venom non vive nello stesso mondo di Spider-Man, personaggio che non viene mai nemmeno menzionato nel film) e fare di testa propria. Venom è un’opera senza capo nè coda, incapace di prendere una direzione precisa e risibile sia come action movie che come trasposizione cinematografica del fumetto originale. Nonostante lo spunto iniziale fosse molto promettente e l’idea stessa di un parassita che si trova costretto ad adattarsi alle debolezze umane finendo per esserne quasi affascinato, abbia dato vita a opere originali e magnifiche (si pensi all’anime Parasyte, uno dei migliori degli ultimi anni), Venom spreca tutto con una messa in scena rumorosa e caotica, che azzera ogni velleità di approfondimento e non gratta nemmeno la superficie del personaggio. Aggiungiamo una CG appena sufficiente e un villain ridicolo e la frittata è servita.

La regia di Ruben Fleischer, che non azzecca un film dai tempi di Zombieland, è piatta e poco ispirata. Mai un guizzo, un’idea, una sequenza che si faccia ricordare. Lo script è ancora peggio, una vera catastrofe, frutto delle troppe mani che ci hanno lavorato: confusionario, sempre incerto se puntare sullo humour noir o insistere sull’azione, risulta blando e derivativo e totalmente incapace di conferire spessore a Venom, Brock, Drake o qualsiasi altro dei personaggi (il peggiore è Anne Weying, uno dei personaggi femminili più insulsi degli ultimi tempi, interpretato da una svogliatissima Michelle Williams, che, da par suo, ha almeno candidamente ammesso di aver girato per soldi…).

L’unica speranza per salvare Venom, che fin dai primi trailer assomigliava parecchio al disastro oggi sotto gli occhi di tutti, era riposta in Tom Hardy, che sicuramente resta l’elemento più positivo del film, ma che viene travolto dalla scemenza dei dialoghi che si trova a dover scambiare col suo “alter-ego” (memorabile, a suo modo, quello in cui Venom confessa di essere sul suo pianeta uno “sfigato” come Brock lo è sulla Terra) e dell’inconsistenza del suo personaggio. Il film non riesce mai a descrivere compiutamente il rapporto tra umano e simbionte, la butta sempre in caciara e anche il “ravvedimento” di Venom e la sua trasformazione in antieroe positivo risulta posticcia e artefatta.

Venom funziona, si fa per dire, solo se preso come parodia involontaria del genere superoistico. Oggi, gli unici a sapere fare buoni/ottimi film sui supereroi sono i Marvel Studios. Accettiamo questo dato di fatto e aspettiamo con ottimismo e fiducia Captain Marvel e l’ultimo Avengers.



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Andrea Chirichelli

Classe '73. Giornalista da tre anni, ha offerto il suo talento a riviste quali Wired, Metro, Capital, Traveller, Jack, Colonne Sonore, Game Republic e a decine di siti che ovviamente lo hanno evitato con anguillesca agilità. Ha in forte antipatia i fancazzisti, i politici, i medici, i giornalisti e soprattutto quelli che gli chiedono foto.

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