Dhakajaar

Il fumetto è un medium che si presta parecchio alla contaminazione. Credo che possa venire in mente a chiunque legga queste righe almeno un film visto negli ultimi 3 mesi basato su un fumetto; tra i migliori giochi attualmente disponibili per PS5 spicca senza dubbio Spider-Man: Miles Morales; mentre due settimane fa un gioco da tavolo a tema Marvel Zombie ha raccolto 9 milioni di dollari su Kickstarter in poche ore. La nuova frontiera della contaminazione fumettistica però si chiama Dhakajaar ed è frutto della idee di Matteo Casali, delle illustrazioni di Federica Croci e del regolamento di Helios Pu. Un momento, regolamento?

A cosa serve un regolamento? A giocare! Ma Dhakajaar non è un fumetto? Certo, è un fumetto pubblicato in questi giorni da Panini, ambientato in un universo narrativo fantasy molto fresco e interessante, che in appendice presenta tutto quello che serve per giocare di ruolo nel mondo inventato dai suoi autori: regolamento, descrizioni, schede dei personaggi e indicazioni per il game master. Un’avventura che continua fuori dalle pagine subito dopo aver concluso la lettura.

Dhakajaar

Ciao Matteo, ciao Federica, è piacere avervi sulle nostre pagine, volete presentarvi ai nostri lettori?

Matteo: Dei due, io sono il “vecchio arnese” con 25 anni passati a scrivere storie a fumetti di ogni genere: creazioni originali come Bonerest e Quebrada, serie famose come Dylan Dog e Gli Scorpioni del Deserto, super-eroi come Batman e Iron Man e molto altro ancora. Sono anche Direttore Creativo e docente alla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e, a tempo perso, faccio a pugni sul ring.

Federica: Sono Federica, ho 25 anni, ed è la prima volta che rispondo a un’intervista, quindi sono emozionata. [Per noi è un onore! NdClod] Lavoro professionalmente come artista freelance da un paio d’anni, ma non mi sono mai dedicata ad un progetto a fumetti lungo come questo prima d’ora, questa occasione ha sorpreso anche me!

In questi giorni è in uscita il primo volume di Dhakajaar: com’è nato questo vostro progetto?

M: L’idea iniziale è con me da molti anni, in attesa di trovare il momento migliore per venire alla luce. Ho pensato dapprima a una storia e a un’ambientazione molto particolari, che non avessero niente del fantasy che conoscevo e avevo letto e giocato. Mentre l’idea prendeva forma, ho iniziato a pensare di usarla come ambientazione per i giochi di ruolo che masterizzavo, e così…

F: Le storylines e la lore di Dhakajaar mi hanno coinvolta da subito, e quando Matteo mi ha proposto di collaborare sono stata felicissima di accettare!

Quali sono i temi portanti di Dhakajaar? E quali fonti di ispirazione citereste per avvicinare i lettori al vostro mondo?

M: Una delle caratteristiche di Dhakajaar è di essere un fantasy dove il concetto di “razza” non esiste. Ci sono diverse etnie che, per diversa storia e cultura, si sono trovate talvolta su fronti opposti. La “meraviglia” in Dhakajaar, ha una forma diversa da quella roboante di storie in stile high-fantasy, ma fin da questo primo volume, sarà evidente che in gioco ci sia più di quello che sembra. Gli immaginari di riferimento sono quelli mediorientali e dell’Est Europa, mescolati in un cocktail visivo-culturale, grazie al lavoro di Federica, che speriamo possa sorprendere e appassionare.

F: Lavorando su Dhakajaar ci siamo posti l’obbiettivo di renderlo visivamente distinguibile e riconoscibile stilisticamente a livello di concept design di ambienti e costumi rispetto ai classici archetipi del genere. Che il progetto risultasse interessante e incuriosisse stilisticamente è stata una delle idee principali che hanno animato la realizzazione del fumetto.

Dhakajaar non è solo un fumetto, ma anche un gioco di ruolo, e tutto nello stesso volume! A chi è venuta in mente questa interessantissima contaminazione?

M: Dall’idea di usare ciò che avevo in mente come ambientazione e pensare di farne un vero e proprio gioco il passo è stato breve, ma non semplice o immediato. Durante i primi colloqui con Panini, si prese anche in considerazione la possibilità di farne un’ambientazione per la Quinta Edizione di D&D, ma la cosa non mi convinceva del tutto, ce ne sono già tante (troppe?) in giro –e alcune davvero belle. Alla fine, pur essendo partito anche io da D&D, sono approdato ad giochi di natura più indy/moderna. Poi, con Helios Pu che ha scritto il regolamento, ho iniziato a ragionare su come ottenere il massimo dall’ambientazione, usando meccaniche originali facili da imparare per giocatori inesperti, ma con una profondità capace di appassionare i roleplayer più.

F: La proposta mi è stata fatta a cose già decise, ma ci tengo a dire che, pur non essendo una “ruolatrice accanita”, sono comunque molto affascinata da quello che il GdR rappresenta, il che mi ha resa ancora più entusiasta di avere l’onore di disegnare per un progetto così particolare!

A che punto della lavorazione Dhakajaar è diventato anche un GdR? La sua duplice natura ha influito in qualche modo sulla storia a fumetti, o sono due componenti che viaggiano separati?

M: Da sempre e da subito, come dicevo. Ma un aspetto non ha mai disturbato l’altro, dal punto di vista creativo. Chiaro, avendo un fumetto che fa da lore/ambientazione per il mondo del DJ System, io e Helios dobbiamo stare attenti a ciò che le storie prevedono o hanno già stabilito.

F: Il progetto è partito direttamente con la collaborazione di entrambi gli elementi, cosa che gli ha permesso di evolversi in modo omogeneo e coerente anche attraverso due media distinti come il fumetto e il gioco di ruolo.

Che effetto fa vedere la propria storia prendere vita attraverso le idee e le decisioni di altre persone che giocano al GdR?

M: È un po’ un sogno che si avvera. Se andassi indietro nel tempo per parlare di Dhakajaar al Matteo quattordicenne che guarda perplesso il contenuto della Scatola Rossa di D&D, be’, non so che faccia farebbe.

F : Estremamente emozionante! Lavorando sull’estetica e design del mondo “di gioco” è davvero estasiante pensare che l’atmosfera, i colori e i costumi visti nelle tavole di Dhakajaar svolgano un ruolo suggestivo e alimentino l’immedesimare il giocatore.

Dhakajaar

Nelle vostre partite, chi ha fatto il GM? E quali personaggi avete interpretato voi due?

M: Insieme non abbiamo mai giocato. Sembra assurdo, ma siamo professionisti e non vogliamo mescolare troppo le carte! (ride). Ma so che, in futuro, mi toccherà fare parecchio il GM, perché tutti diranno “Ma l’hai scritto te! Devi farlo!”

F: Non ho ancora avuto l’occasione di provare il gioco purtroppo. Personalmente non sono mai stata amate del GdR, ho avuto un paio di infelici esperienze con D&D che mi hanno impedito di appassionarmi seriamente. Non vedo l’ora di cambiare idea però!

Entrambi arrivate dalla Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia, seppur con diversi ruoli: in Italia negli ultimi anni sono numerosi i talenti usciti dalle scuole di comics. Quanto è importante frequentarne una per trovare la propria strada nel settore? E possiamo dire che da questo punto di vista, le cose in Italia sembrano funzionare?

F: Personalmente credo che Scuola Comics svolga un ruolo importante nel proiettare gli studenti in un’ottica lavorativa e aggiornata con lo stato della professionalità del settore, ma con la stoffa giusta e l’impegno giusto si può arrivare dove si vuole senza titoli o scuole. Per quanto riguarda il funzionamento delle cose, si può sempre puntare a migliorare!

M: Essendo anche uno dei Direttori Creativi della mia scuola, è chiaro che sono “di parte”… ma quello che dice Federica è corretto. La formazione di un artista è un percorso unico e personale che, con i nostri corsi, cerchiamo di raffinare e velocizzare. Il talento, ahimè, non c’è modo di insegnarlo, ma l’approccio professionale, quello sì. I tanti, nuovi talenti usciti di recente (e Federica credo sia l’esempio perfetto) sono il frutto del lavoro “di bottega” che fanno i nostri docenti mentre condividono le loro esperienze con la stessa passione che anima i loro studenti.

A questo proposito, come si arriva a pubblicare con un editore così importante come Panini? Avete proposto voi l’idea di Dhakajaar? 

M: Sembra buffo, ma la risposta è… proponendo il progetto. Ne parlai inizialmente con Nicola Peruzzi e quando Panini ha mostrato interesse, ho iniziato la lavorazione con Stefania Simonini e Davide Morando.

F: Bella domanda, io ancora non ci credo!

Negli ultimi tempi, i professionisti italiani sono molto apprezzati anche dalle major USA: su quale personaggio vi piacerebbe lavorare in futuro?

M: Sono stato il primo sceneggiatore italiano ad aver mai lavorato con una major americana, la DC Comics, poi ho collaborato anche con Marvel e Image Comics. Anche se, in genere, non amo ripercorrere “piste già battute”, tornerei volentieri a scrivere Batman, ma anche Spider-Man (dissi di no a una proposta Marvel, ma questa è un’altra storia). Anche se la sfida più difficile –e quindi per me intrigante– sarebbe forse scrivere una storia di Superman, personaggio difficile e affascinante –è stato il primo!

F: Onestamente lavorerei volentieri come copertinista, magari su una testata degli X-Men? Ne sono sempre stata un’appassionata.

Quando non realizzate fumetti, quali sono le vostre le vostre letture (a fumetti e non) preferite?

F: Nell’ultimo anno sono inciampata in una spirale di light novels cinesi e, un po’ vergognandomene, non sto praticamente più leggendo altro!

M: Non vi annoierò con una lista di “autori preferiti”, anche perché amo scoprirne di nuovi quanto più possibile, ma se proprio devo farti due nomi, ti dico Cormac McCarthy e Raymond Carver –quanto di più lontano dal fumetto e dal fantasy si possa pensare!

Ho sempre avuto questa curiosità: chi realizza storie riesce a godersi i fumetti altri, ma anche film, libri e serie, oppure scatta sempre quel meccanismo di ispirazione/analisi durante la fruizione?

M: Io non mi godo (quasi) più niente, ahimè. Essere sorpresi da una storia, specialmente da un film/serie tv occidentale/americana è avvero, davvero difficile. Il “sistema di analisi” è sempre attivo… Ma è il prezzo che si paga per fare questo mestiere bellissimo.

F: Sono sulla stessa barca di Matteo. Spesso compro fumetti o guardo film solo per farne bagaglio visivo, dissezionarli e prendere spunto per quello che mi serve sul momento. Diventa un po’ stancante e mi fa un po’ rimpiangere quando consumavo questo genere di media più spensieratamente.

Prima di salutarci: cosa c’è nel futuro di Dhakajaar?

M: tanto lavoro e passione e molte, molte cose che spero sappiano sorprendere i lettori. Abbiamo qualche cosa di grosso, in serbo. Restare sintonizzati…

F: Il prossimo volume… se sopravvivo disegnandolo, il che è tutto da vedere. Scherzi a parte, non sto nella pelle.

Grazie a entrambi per il vostro tempo, a presto, e in bocca al lupo!



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Claudio Magistrelli

Pessimista di stampo leopardiano, si fa pervadere da incauto ottimismo al momento di acquistare libri, film e videogiochi che non avrà il tempo di leggere, vedere e giocare. Quando l'ottimismo si rivela ben riposto ne scrive su Players.

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